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Ken Uston: the blackjack man
Brevi cenni di vita

Nato il 12 Gennaio del 1935 a New York e morto, a 52 anni, per infarto, il 19 Settembre 1987.
E' stato uno dei giocatori di punta, del blackjack, negli anni 70 e 80. Aveva una personalità esuberante ed era un genio matematico. Vinse diverse battaglie legali a favore dei giocatori di BJ.
Ottenne la laurea in economia all'Università di Yale e fece una carriera strepitosa: direttore delle operazioni di ricerca alla Southern New England Telephone Company, poi direttore della programmazione strategica all'American Cement Corporation, e quando aveva 30 anni diventò il più giovane presidente nella storia della Pacific Stock Exchange.

L'incontro con Al Francesco

Questo incontro è entrato ormai nella mitologia del blackjack: c'è chi dice che si incontrarono ad una partita di poker, chi ad una festa, che Ken telefonò ad Al, che Al telefonò a Ken. Ma qualunque sia stato il motivo per cui si incontrarono, siamo certi che cambiò la storia del black jack. Ken infatti si licenziò ed entrò subito nel team di Al Francesco. La squadra agiva nei casinò nel seguente modo: c'erano i contatori che si sedevano nei vari tavoli del casinò, facendo puntate minime, contando le carte con il sistema Hi-low I e se capivano che il mazzo era favorevole facevano un segnale ai "grandi giocatori" del team. Questi ultimi, entravano in gioco nel tavolo segnalato, e scommettevano puntando molto e vincendo grosse somme di denaro. In soli 5 giorni guadagnarono circa 44 mila dollari, di cui Uston prese poco più di 2 mila dollari.

Ken forma il suo team

Nel 1976 Ken formò una sua squadra che giocava in tutti i casinò, in particolare a Las Vegas. La novità di questa squadra risiedeva nel fatto che aveva al suo fianco uno scienziato, Keith Taft, il quale realizzò per loro un piccolo computer tascabile che veniva messo nelle scarpe dei giocatori e che era in grado di suggerire loro la strategia giusta (tirare carta, fermarsi, raddoppiare, dividere).
Un po' con il computer e un po' grazie alla sua abilità vinceva migliaia di dollari ai casinò, dai quali, ovviamente, veniva, poi, bandito (pensate che alcune puntate arrivavano anche a 12 mila dollari). Così era costretto a camuffarsi per non essere riconosciuto e per poter giocare di nuovo. Ben presto divenne un genio del travestimento, ma anche del black jack ovviamente. Uston infatti battè i casinò non solo al tavolo da gioco, ma anche nei tribunali.

Le sue battaglie legali

Nel 1979, in 3 mesi di gioco, Ken e la sua squadra vinsero 145 mila dollari al Resorts International di Atlantic City. Questo portò il casinò ad impedire l'ingresso futuro a Ken nei loro locali. Ken rivendicava il fatto che impedire l'entrata di una persona in una casa da gioco equivale a ledere i suoi diritti civili. La sua posizione era la seguente:
"Fondamentalmente uso solo la mia abilità quando gioco al casinò. Non sono un baro ed uso solo la mia mente. Il fatto che mi si impedisca di giocare mi disturba. E' come se a Bobby Fisher si impedisca di giocare a scacchi o come se a Pete Rose si impedisca di giocare a baseball. Mi sento come se qualcuno volesse opprimere la mia abilità in questa professione. Cosa che va contro lo stile di vita americano."
Così sfidò legalmente il casinò e il tribunale del New Jersey gli diede ragione. Vinse la causa contro Resorts International Hotel Inc e di conseguenza i casinò di Atlantic City non poterono più allontanarlo dai loro locali e non potevano più allontanare nemmeno gli altri contatori di carte perchè ciò avrebbe infranto la legge. Di conseguenza i casinò dovettero far fronte a questa nuova legge aumentando i numeri dei mazzi, limitando il punto in cui venivano rimischiate le carte ed altri provvedimenti atti ad annullare il vantaggio dei giocatori che contavano le carte.

Libri

Ken scrisse diversi libri inerenti le sue esperienze e le sue strategie, tra cui ricordiamo: The Big Player, Million Dollar Blackjack, e Ken Uston on Blackjack.

The Blackjack man

Nel 2005 Ken fu oggetto di un documentario di History Channel dal titolo the Blackjack man. Fece moltissime apparizioni: più di un centinaio tra radio private e show televisivi. Era ricco, famoso e pieno di donne, ma non si sentiva felice. Una volta telefonò a sua figlia lamentandosi proprio di questo. Gli disse: "Come è possibile che una persona, come me, che ha tutto dalla vita: soldi, donne, limousine, feste, amici,.. non sia felice?"
La figlia gli rispose: "Si dice che i geni non siano necessariamente delle persone felici".